Portare in fascia: abbracciare per lasciar andare le emozioni della separazione

Portare in fascia per me è sempre stato un mondo e un modo per riscoprire sensazioni ed emozioni perdute sin da quando, la prima volta al corso per divenire Consulente del Portare, ho “legato” al mio petto la mia bambola didattica Gloria.

Un brivido.

La sensazione di Maternità ad alto contatto, pur non essendo ancora madre, si è scatenata in me pervadendomi.

Io che ero stata educata a scuola con metodi austeri e che a mia volta avevo ricevuto questo imprinting per il mio lavoro di Puericultrice, fino a quando non conobbi il portare, fino a quando non capii che non poteva essere tutto così tremendamente rigido e schematico ma, forse, ascoltando con il cuore l’altro si può dare e ricevere molto più amore…

 

Inizio da qui a raccontare la mia breve esperienza di Puericultrice, e poi di Consulente del Portare, sperando di non dilungarmi troppo nei racconti…d’altronde la mia prof di filosofia mi metteva sempre 4 nella capacità di sintesi e…come poterle dare torto? 😉

Seguo da maggio di quest’anno una splendida bimba L. , nata a termine a Febbraio del 2014.

L. ed io passiamo ogni giorno dalle 4 alle 10 ore insieme tra le varie routines con la presenza della sua mamma S.

L. è una bimba che risponde positivamente alle varie fasi di crescita e che ha un forte attaccamento alla figura materna che fino alla scorsa settimana è sempre stata al fianco della sua bimba, presente 24 ore su 24. Mamma S. lunedì ha ripreso gradualmente la sua attività lavorativa, riservandosi la giusta tranquillità che desiderava avere per essere serena qualora avesse ripreso a tempo pieno il suo lavoro.

L. sembrava avesse risposto positivamente i primi giorni, probabilmente non accorgendosi della mancanza della madre, o sicuramente non facendocelo notare.

Il terzo giorno, al pisolino di metà mattina, L. inizia a piangere in modo davvero inconsolabile.

Io ho assecondato la sua richiesta di contenimento tra le braccia durante l’addormentamento, come ogni giorno, ma sembrava non potesse esserci nulla da fare.

Ad un certo punto mi sono ricordata di avere con me una fascia lunga, portata dietro in caso di emergenza (dopo aver avuto la piena approvazione all’utilizzo da parte della madre), e quello mi sembrava proprio il momento adatto: L. aveva bisogno di un abbraccio che avvolgesse la sua paura di abbandono.

La appoggiai nel lettino davanti a me e, continuando a cantare la sua ninna nanna preferita, iniziai a legarmi la fascia attorno al corpo per crearle il nido dove accogliere il suo “grido” tra le braccia.

Tempo un minuto lo spazio era pronto.

Presi L. e la portai in braccio.

Iniziai ad abbracciarla, canticchiando tra le sue lacrime, tirando e drappeggiando distretto dopo distretto la fascia…

 

Gloria era sempre stata una fantastica “bambina” provetta in fascia! Scusate BAMBOLOTTA!

Eh già…perchè mettere in fascia L. ha creato in me, che padroneggiavo la legatura, un grande subbuglio emotivo!

Sudorazione, senso di inadeguatezza, battito cardiaco accellerato e poi……

ODDIO: Ma avrò fatto la legatura in maniera corretta?

Ebbene sì care mamme, anche io che son Consulente casco dal pero quando a farmi vibrare l’anima è il pianto di un bambino, che oltretutto non è mio figlio…

Tempo zero L. era avvolta tra i lembi di fascia e il suo pianto si era MAGICAMENTE, perchè davvero non saprei definire in altro modo, spento.

Come quando accendi la radio a tutto volume e poi…PUM! di botto tutto tace!

Così è successo a me con lei….

Non volevo crederci, la toccavo, le muovevo la testolina, piccola e dolce, per vedere se stesse realmente dormendo e lei, in un sospiro di sollievo, si è abbandonata ad un sonno tranquillo.

In quel momento nella mia mente viaggiavano veloci le immagini di milioni di post letti e riletti su gruppi fb, forum etc… di mamme che raccontavano la mia stessa situazione e che io, a volte scetticamente pensavo: possibile che in tre secondi si addormenti? o addirittura in fase di legatura?….mah, dicevo…

L’ho testato! Ebbene si! D’altronde abbiate pazienza, sono nata il giorno di San Tommaso… 😉

La piccola L. ha dormito più del solito quella mattina e, quando ho sciolto la legatura per accompagnarla nel suo lettino, non si è assolutamente mossa.

L’abbraccio sereno, accogliente, caldo, sicuro e contenitivo che da la fascia permette anche di attutire la paura dell’abbandono di un neonato (tipica dei 7 mesi di età).

L’esperienza che ho personalmente vissuto mi ha fatto comprendere l’importanza del valore di quel pezzo di stoffa lungo così tanti metri, ma così altrettanto utili a sostenere la crescita psicofisica del neonato nei primi preziosissimi anni di vita.

 

 

 

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